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Danny è stato ucciso

Tempo di lettura: 2 minuti

Tutta colpa di una lumaca è il secondo giallo di Silvia Napolitano, scrittrice e docente di sceneggiatura al Centro sperimentale di cinema.
Come nel precedente, Quel confine sottile, l’indagine condotta dal commissario Ligabue si intreccia con le vicende personali dei vari protagonisti. Non solo, ma grazie all’indagine stessa veniamo a conoscenza del loro passato e delle ragioni che li muovono.

Al centro c’è Zac, un adolescente schizofrenico dagli occhi magnetici blu, che ha il dono di parlare con i bambini morti. È proprio uno di loro, Danny, che lo convince di essere vittima di un omicidio e non di un incidente come è stato raccontato dalle cronache.

Danny non è annegato nella piscina di famiglia, qualcuno lo ha ucciso e messo in scena l’annegamento.
Zac ne parla con il suo psicoanalista, Fabrizio, e con il commissario Bruno Ligabue, amico di famiglia. Dopo una iniziale diffidenza, il poliziotto comincia ad indagare affiancato dalla Pm Agostina Picariello.

La famiglia di Danny è una famiglia importante: il nonno è un noto medico proprietario di varie cliniche, anche uno zio medico lavora in una clinica di famiglia. Il papà di Danny, invece, ha scelto un’altra professione, è al secondo matrimonio e ha un figlio adottato maggiore di Danny.

Una combinazione permette la riapertura del caso. Difficile trovarne la soluzione: la morte di Danny è avvenuta durante il festeggiamento del compleanno della madre. Tutti ne erano e ne sono ancora sconvolti, il bambino sembrava molto amato.

Danny era già a letto quella sera, poi è tornato verso la piscina attratto da qualcosa. Aveva incontrato il fratello e gli aveva chiesto di unirsi a lui e ai suoi amici, ma i ragazzi non volevano un bambino con loro. Forse sono stati loro a buttarlo in acqua, come facevano spesso, forse era successo qualcosa per cui il pesciolino Danny non è riuscito, come al solito, ad emergere. Il fratello si sente in colpa. Danny era il cucciolo di tutti, ma c’è qualcosa in quella famiglia allargata, apparentemente unita, che non va.

Nell’indagine hanno un ruolo anche il vissuto e l’empatia di Ligabue, anche lui ha perso un figlio bambino e ha una relazione sentimentale molto movimentata che non lo lascia in pace. Anche il passato di Agostina, doloroso, dovuto a uno zio, e ora riaffiorato diventa un elemento utile all’indagine. Un aiuto arriverà anche da persone conosciute in un caso trattato in precedenza.
Durante l’intera investigazione Bruno e Agostina sentono riaprirsi vecchie ferite e con fatica imparano a conviverci.

Silvia Napolitano è bravissima a entrare nell’animo dei suoi personaggi, ne fa persone credibili che si si sanno muovere sul confine sottile tra la ragione e il sovrannaturale come le visioni di Zac. Inoltre, rivela una grande sensibilità e rispetto nel trattare la diversità, ciò vale per la schizofrenia di Zac e per l’omosessualità rivelata di uno dei protagonisti.
Persino l’individuazione del colpevole muove da una grande attenzione alle fragilità umane.

Raccontata in modo scorrevole e coinvolgente, la storia, oltre alla scoperta della verità, sottolinea come i vari protagonisti sono cambiati nel corso dell’indagine.

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