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La tigre di noto

Tempo di lettura: 2 minuti

Osservo un ragnetto che passeggia filo, filo, tra la parete bianca e il soffitto. Siamo di nuovo fuggiti, la mia compagna di merende S. ed io, dai venti trilioni di gradi di Milano e ci godiamo il freschetto da copertina di notte di un paesino sperduto in fondo alla val Seriana. Mentre il ragnetto, che forse si sentiva osservato, si è imbucato in cima ad un armadio, riguardo la copertina del libro appena terminato dove campeggia la figura a mezzo busto di una donna fotografata di spalle col viso girato di profilo mentre si intravedono, appena, le ciglia dell’occhio destro. Il taglio dei capelli, la foggia della giacca, mi ricordano tantissimo le foto della mia mamma giovane.

L’ immagine è uno stupendo compendio alla protagonista del romanzo “La tigre di Noto“ di Simona Lo Iacono , Anna Maria Ciccone, una scienziata nata a Noto nel 1891: cresciuta in una famiglia con genitori anaffettivi, trova consolazione nella lettura e, forse anche a causa di un occhio ballerino, si interessa agli studi sulla luce. Appena può scappa a Roma e poi alla Normale di Pisa per studiare, unica donna del suo corso, fisica, che poi insegnerà dando origine a ricerche che daranno un contributo importante nel campo della nascente meccanica quantistica molecolare. A lei si ascrive anche e soprattutto il merito di avere salvato i testi ebraici di quella università dalle razzie dei soldati nazisti.

Questo per quanto riguarda la biografia della Ciccone a cui l’autrice innesta una storia parallela di fantasia ma con una profondità psicologica davvero ammirevole degli stati d’animo della protagonista.

Un libro assolutamente godibile e per accuratezza storica e per profondità.
Assolutamente da leggere.

P.S.: Speriamo che il ragnetto se ne stia in cima all’ armadio visto che io non sono un suo grande fan.

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