
La dittatura della maggioranza e la resa dei conti
In un articolo di qualche settimana fa avevo descritto le dimostrazioni pacifiche degli spagnoli che a centinaia di migliaia protestavano contro i rincari degli affitti; quelle turbolente degli studenti francesi che chiedevano una scuola migliore. Le avevo poste a confronto con i silenzi degli italiani che tacevano sulle proprie condizioni economiche e sociali peggiori di quelle delle due nazioni citate.
Ma pochi giorni fa sono stato smentito: tra venerdì 16 e domenica 18 gli italiani si erano svegliati con pacifiche manifestazioni organizzate nelle grandi città. Ma quasi contemporaneamente ciò che era nato come un coro solenne di popolo è stato presto sconvolto da un cieco furore di manipoli facinorosi. È stata una degenerazione violenta a colpire il pacifico movimento della piazza che ha dovuto cedere il passo alle intemperanze eversive di giovani vandali.
Le manifestazioni pacifiche in Italia vertevano principalmente contro il carovita, l’aumento dei prezzi dei beni essenziali, il caro bollette, il costo degli affitti e la stagnazione degli stipendi. Accanto a ciò, erano scesi in piazza anche gli studenti per denunciare le condizioni delle scuole. Si sono aggiunti in Sicilia, in Puglia e in Campania i lavoratori del settore dei trasporti e agricoltura (camionisti e agricoltori) per protestare contro il prezzo del gasolio e i costi di produzione. I camion sono rimasti fermi bloccando parzialmente le strade; in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Campania i banchi dei supermercati restano vuoti; a Napoli i distributori sono a secco di gasolio; negli aeroporti del Sud molti voli sono rimasti a terra per carenza di carburante.
Siamo arrivati dunque alla resa dei conti con questo governo, ma l’intelligente Meloni e i suoi trombettieri sono incapaci di dare una risposta seria a questa drammatica emergenza, mentre continua a puntare sulla “maranza” – definita “di sinistra” – dei giorni scorsi che ha messo a soqquadro le grandi città.
L’unica risposta del governo si è limitata a emanare continui e pericolosi per la democrazia “decreti sicurezza” tra i quali spiccava quello di mandare a Milano 500 militari della Folgore con poteri di polizia: è stato un gesto anticostituzionale altamente eversivo che il Presidente Mattarella ha subito fatto cancellare.
Sulle origini profonde della rivolta dei giovani mi affido a psicologi ed esperti, ma mi domando dove fossero i genitori di quei ragazzi, molti minorenni, quando si preparavano agli assalti degni delle squadracce fasciste di cento anni fa. Ovviamente la questione politica è completamente assente dalle menti di questa generazione. Il paragone vale solo per la violenza delle loro azioni.
Viene spontaneo liquidare tutto come “maleducazione” o pura cattiveria. Ma se proviamo a fare un passo indietro e a guardare la cosa più da vicino, scopriamo che il vandalismo giovanile è come la febbre: è solo il sintomo visibile di un’infezione molto più profonda.
Quando la scuola non funziona, la famiglia è in difficoltà e il futuro sembra un muro nero, la frustrazione si trasforma in rabbia. Le panchine, le vetrine e i treni diventano i bersagli perfetti perché rappresentano quella società da cui si sentono esclusi. Agiscono in modo violento, sbagliato ma disperato, come per dire: “Ehi, guardatemi, ci sono anch’io”.
Ma il governo pensa solo a reprimere. È ormai dominato da un potere costituito da pericolosi e ignoranti personaggi. A palazzo Chigi le parole “intelligenza” e “senso dello Stato” sono scomparse per dare spazio al linguaggio dei bar Sport e delle curve.
Come conclusione mi permetto di citare un pensiero della Critica della ragion pura di Immanuel Kant:
Il filosofo tedesco distingue tra “popolo legittimo” (che vive secondo principi di libertà, uguaglianza e legalità) e “moltitudine” (massa eterogenea senza coesione morale). La vera sovranità risiede nella legge, non nella arbitrarietà e tirannia della maggioranza. Quindi, il popolo kantiano è idealmente formato da cittadini morali, capaci di agire secondo ragione e diritto.


