
L’Italia va male e gli italiani dormono
Sabato tre ottobre, un’enorme ondata di popolo ha sommerso la grande Plaza Cibeles, nel centro di Madrid, e le confluenti Gran Via e Calle de Alcalà. Centinaia di migliaia di persone protestavano per la bocciatura in Parlamento, avvenuta il giorno prima, del decreto sulla casa presentato dal premier socialista Pedro Sánchez dopo la triste storia di Maricarmen, la signora di 87 anni sfrattata dalla sua abitazione dove viveva da decenni. Era malata ed è morta tre giorni dopo in ospedale. Non era più in grado di pagare il canone di affitto dell’appartamento, triplicato da una grande società immobiliare che aveva acquistato l’intero palazzo.

La manifestazione pacifica, organizzata in un solo giorno dalla Confederazione del sindacato degli inquilini, protestava contro il rincaro degli affitti al quale il premier aveva voluto porre rimedio col suo improvvisato decreto. Ma in seguito al voto contrario delle Cortes, aveva deciso di dimettersi e indire nuove elezioni per il 29 novembre. Non poteva fare diversamente: gli avevano votato contro gli alleati del Partito nazionalista basco e quello dei separatisti catalani.
Pertanto la “diga socialista” rischia di sprofondare col rischio di far prevalere gli avversari del Partito popolare e del Vox di estrema destra, tanto caro, quest’ultimo, a Giorgia Meloni.

(AP Photo/Bernat Armangue)
I socialisti hanno governato a lungo portando la Spagna ad essere, di questi tempi, l’unica nazione dell’Unione Europea a non aver subito crisi economico-finanziarie. Il suo prodotto interno lordo pro capite è di 41.500 dollari, la crescita annua è del 2,6 % (l’Italia è allo 0,2%); da anni esiste il salario minimo; la media degli stipendi è cresciuta del 3,5% rispetto allo scorso anno e l’inflazione causata dalla crisi del Golfo è stata minima. Rispetto all’Italia, le tasse sono molto più basse e il costo delle bollette è inferiore di un terzo, grazie a una mirata politica energetica basata sulle fonti rinnovabili (solare ed eolica).

(C. Carvajal/JNA via ZUMA/Ansa)
E in Italia che cosa accade? La risposta è che regna il silenzio assoluto. Nel nostro Paese gli stipendi sono fermi da anni mentre oggi l’inflazione supera il 4%, le tasse sono aumentate, le bollette assorbono la metà degli stipendi medi, il carburante è il più caro d’Europa. Per non parlare degli affitti degli appartamenti che in quasi tutte le città, a partire da Milano, sono saliti alle stelle. Sono centomila gli avvisi di sfratto in tutto il Paese.
Se a Madrid e nel resto della Spagna le manifestazioni sono state pacifiche, tranne a Valencia dove è intervenuta la polizia, la Francia è in rivolta da una decina di giorni, da Parigi a Lione, da Rennes a Marsiglia. I “ribelli” sono gli studenti delle scuole superiori che chiedono una scuola efficiente: «A scuola manca tutto, aule, sostegno, insegnanti, ma ci sono i topi», dicono i loro slogan. Gli insegnanti e i sindacati sono dalla loro parte. Gli scontri con la polizia si ripetono ogni giorno e si contano centinaia di feriti e di arresti.
Gli italiani tacciono su quanto riguarda le proprie difficoltà economiche e sociali. Hanno manifestato in favore della Palestina e di altri avvenimenti internazionali, ma continuano a tacere sulle sorti del proprio benessere. Non fiatano nemmeno i partiti di opposizione che da mesi sono occupati soltanto nelle meschine scaramucce sul problema della leadership.
Sono assenti i sindacati a cui spetterebbe il compito di organizzare pacifiche manifestazioni di protesta. Ogni tanto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, compare su qualche talk show televisivo dove parla ininterrottamente di ingiustizie sociali, di salari bassi ecc. senza poi agire con una mobilitazione di massa.
Erano altri tempi quando i lavoratori si organizzavano a migliaia per protestare. Oggi prevale la frammentazione sociale, l’individualismo ha preso il posto di quella dimensione collettiva che anni fa alimentava nel Paese le grandi riforme.
Rispetto al passato quando i partiti progressisti e i sindacati erano attivi, i contratti a tempo indeterminato favorivano la stabilità e la nascita di forti legami di solidarietà tra colleghi (la storica “classe operaia” o la cultura d’ufficio), oggi il mercato è dominato da contratti a termine, collaborazioni e partite IVA.
Ogni singolo cittadino scarica la propria rabbia attraverso i social e non ha più fiducia nel mondo politico. La metà della popolazione non va più a votare e molti di quelli che ci vanno scelgono i partiti conservatori e reazionari accettando passivamente i loro slogan che operano una drastica semplificazione della realtà. Dividono il mondo in modo manicheo (bianco o nero, bene o male, “noi” contro “loro”). Cosìil ragionamento logico della popolazione viene spento e sostituito da risposte emotive preconfezionate.


