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Mediterraneo: nuove presenze marine e il granchio blu

Tempo di lettura: 4 minuti

Negli ultimi anni il Mar Mediterraneo ha subito notevoli cambiamenti nella qualità sia della vegetazione marina che della fauna, in primis a causa del cambiamento climatico globale, ma anche della responsabilità dei trasporti marittimi, dei traffici navali, dell’inquinamento, del turismo eccessivo e della poca prevenzione nella salvaguardia di tale ecosistema.

La conseguenza di tali fattori è l’arrivo nel nostro Mar Mediterraneo di varie specie aliene invasive, tropicali e sub tropicali appartenenti sia al mondo animale che al mondo vegetale che apprezzano il nostro mare sempre più caldo, stratificato e quindi adatto ai loro bisogni vitali. Arrivano con il tempo, silenziose, nascoste tra le acque di zavorra delle navi mercantili o attaccati alle chiglie e si stabilizzano nelle nostre acque, adattandosi velocemente alle condizioni favorevoli del nuovo habitat.

Sul lungo termine le conseguenze per la vita dell’ecosistema marino del Mediterraneo sono devastanti, poiché un cambiamento di questo tipo porta le specie native a sparire ed arretrare. Pensate che sono arrivate dal Mar Rosso specie aliene invasive come il pesce-coniglio o il pesce-scorpione, che sebben commestibili, possono causare punture dolorose anche dopo la morte.

Pesce coniglio – Depositphotos

Abbiamo conosciuto da vicino il famoso e vorace granchio blu, che negli ultimi anni ha invaso i nostri mari influenzando drasticamente la qualità e la quantità dell’attività della pesca, con implicazioni anche sul piano economico. Numerosi esemplari sono stati ritrovati anche vicino a noi, come nelle reti di Secche di Vada e ci sono state segnalazioni anche a Marina di Pisa, alla foce dell’Arno e all’Isola d’Elba. Ma non pensate che sia una novità: il primo avvistamento nel Mediterraneo infatti risale al 1949.

Ma andiamo a vedere insieme che cos’è questo granchio blu.

Il granchio blu, Callinectes Sapidus, è una specie aliena invasiva che nasce dall’Oceano Atlantico occidentale. A poco a poco si è esteso lungo le coste degli Stati Uniti, dell’America Centrale e del Sud America fino ad arrivare da noi, stanziandosi in particolar modo nel Mar Adriatico e nelle coste della Maremma negli ultimi anni, dove ha trovato un clima favorevole. Viene definito come predatore aggressivo e opportunista, che si nutre di pesci, molluschi e altri invertebrati, motivo per cui la sua presenza ha creato un forte allarmismo.

Granchio blu – Depositphotos

Il suo largo carapace arriva fino a 20 centimetri ed è di un colore bruno-verdastro, con macchie biancastre, una lunga spina ai due lati, zampe blu e lunghe chele bluastre all’estremità. Come avevamo già accennato poco sopra, si nutre di gasteropodi, crostacei, piccoli pesci, vermi e meduse, ma non disprezza neanche il materiale vegetale.

Una caratteristica del granchio blu che mette a dura prova i pescatori è il suo essere un animale estremamente forte e resistente. È competitivo con gli altri invertebrati con cui condivide il suo habitat, possiede una forte aggressività e una grande capacità natatoria. Il suo periodo produttivo è lungo e gli permette di produrre in breve tempo un elevato numero di esemplari. La sua voracità porta a una riduzione delle materie prime che sono necessarie allo sviluppo delle specie ittiche e ad una riduzione del novellame. Un caso analogo è successo vicino a noi, nella laguna di Orbetello dove l’invasione ha impoverito le risorse di cibo per l’allevamento di orate, anguille, vongole e cozze.

Ma nulla è perduto e noi ambientalisti lo sappiamo bene, quindi come possiamo fare a ridurre questa minaccia? Infatti, sebbene l’estirpazione di questa specie è quasi impensabile, una riduzione delle invasioni e delle minacce alla biodiversità marina è possibile.

Un contributo interessante lo sta offrendo l’Università di Bologna, grazie al progetto “Octo-Blu” promosso dalla Regione Emilia Romagna, che si fonda sul principio per cui il rilascio del polpo Octopus vulgaris, predatore fondamentale del granchio blu, possa portare a dei benefici negli ambienti interessati compatibili con i suoi bisogni vitali. Purtroppo sono escluse dall’esperimento le lagune, in quanto zone incompatibili con le esigenze di vita dei polpi e questo determina un limite importante. Ma dopo due anni di sperimentazione in laboratorio, il passaggio dell’esperimento in mare ha dimostrato di ottenere il 100% di successo sulle classi di granchio testate e questo ci fa ben sperare. Gli studiosi sostengono che il monitoraggio e l’introduzione di nuove regole potranno rivelarsi utili al contenimento della proliferazione di questa specie.

Common-octopus-octopus-vulgaris – Depositphotos

La comparsa del granchio blu, così come quella di tutte le nuove specie aliene invasive, è lo specchio di un cambiamento profondo con cui dobbiamo fare i conti ma ritengo che sia anche un invito alla cooperazione tra istituzioni, studiosi e pescatori, al fine di trovare insieme un modo per tradurre tale minaccia in un’opportunità.

Fonti:

Mariarita Persichetti, La nuova ecologia, n. 9 Anno XLVIII, ottobre 2026

https://www.ilsole24ore.com/art/il-mediterraneo-che-cambia-specie-aliene-riscaldamento-climatico-e-mari-sempre-piu-tropicali-AHdQVwlB

https://www.isprambiente.gov.it/it/news/specie-aliene-nei-nostri-mari

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