
Gli americani hanno “azzoppato l’anatra”
Parlare di miracolo, forse è un po’ troppo, si può però affermare che la batosta subita da Trump e dai suoi repubblicani è stata clamorosa e sbalorditiva. Gli americani si sono risvegliati dal letargo e non solo a causa dell’inflazione – con la benzina che era salita a 4,15 dollari a gallone (un euro al litro) e il diesel a 6,28 – ma anche perché si sono ribellati col voto contro le tragiche buffonate e l’autoritarismo del presidente; contro la corruzione, le promesse mancate, la violenza degli agenti dell’ “ICE“ che somigliano ai “bravi” del manzoniano Don Rodrigo. L’ultima pesante battuta preelettorale di Trump è stata la risposta a un giornalista che gli aveva chiesto perché aveva rinunziato ad alcuni comizi: «Sei disgustoso, rimettiti in forma», parole che poi hanno ascoltato e giudicato milioni di persone.
Molti anni fa, quand’ero ancora un ragazzo, un mio parente mi spiegò che la democrazia negli Stati Uniti si appoggiava su un’opinione pubblica molto severa che, tra l’altro, non perdonava certi atteggiamenti volgari e arroganti di un presidente. Ma in questi due anni della presidenza di Trump, mi ero ricreduto su quella spiegazione, osservando i silenzi del popolo americano. Invece gli ultimi risultati elettorali mi hanno dimostrato che quel popolo ha reagito nel modo più giusto bocciando il suo presidente.
Il 70 per cento dei giovani gli ha votato contro e così hanno fatto i residenti latinoamericani che due anni prima lo avevano favorito. I Democratici hanno conquistato persino il Texas che era repubblicano da una cinquantina di anni. Adesso non è più solo il senatore Bernie Sanders che si è sempre dichiarato l’unico “democratico socialista”. Tanti altri parlamentari appena rieletti la pensano come lui e forse si ritengono ancora più radicali.
El-Sayed, medico di religione musulmana, figlio di immigrati, è stato eletto senatore: si è sempre battuto per l’attuazione di Medicare for All (assicurazione sanitaria per tutti), per una tassa sui grandi patrimoni, la lotta contro i monopoli, la riduzione del potere del denaro sulla politica e la fine degli aiuti militari a Israele. Trump lo ha definito “jihadista comunista”, senza convincere la massa di americani “puri” che ha votato per lo “straniero”.
In realtà il partito democratico non è compatto come appare in questi giorni. Un esempio del passato può essere la bocciatura della legge sulla Sanità (che copiava quella italiana) proposta dal presidente Obama. Ma adesso la compattezza si rende necessaria perché Trump, ormai “anatra zoppa”, appoggiato dalla sua maggioranza operativa fino a gennaio, potrebbe reagire con l’arroganza che lo distingue. Inoltre il suo mandato presidenziale gli permetterà di porre il veto, voluto dalla costituzione, su tutte le leggi approvate dal parlamento. Ed ha subito messo in evidenza questa sua prerogativa.
Potranno esserci molti scontri politici con la Camera e il Senato in mano ai Democratici. I programmi del presidente verranno bloccati; non gli sarà possibile emanare riforme fiscali conservatrici o tagli alla spesa sociale, come ha fatto in passato, senza scendere a pesanti compromessi con l’opposizione.
Non potrà invece porre il veto al controllo democratico del Senato che toglie a Trump il potere di rimodellare la Corte Suprema e i tribunali federali con giudici ultraconservatori. Anche le nomine dei futuri membri del gabinetto o delle agenzie governative dovranno ora passare il filtro degli avversari.
Inoltre le commissioni congressuali, che saranno guidate dai Democratici, avvieranno indagini approfondite sull’amministrazione, su presunti casi di corruzione e sulla gestione dei conflitti internazionali (come la guerra in Iran), esercitando un severo controllo ispettivo sulla Casa Bianca.
Il Congresso detiene anche il potere sui “cordoni della borsa”. I Democratici utilizzeranno l’approvazione del budget federale per rifinanziare i sussidi sanitari e condizionare i fondi destinati al Pentagono e alla difesa.
Per quanto riguarda la politica estera, sebbene il presidente mantenga ampi poteri come comandante in capo, un Congresso a trazione democratica eserciterà forti pressioni per modificare l’attuale condotta internazionale degli Stati Uniti, spingendo per il ripristino degli aiuti all’Ucraina e cercando di limitare l’approccio umiliante e oltraggioso di Trump nei confronti di alleati storici come l’Europa.
Il voto cambierà anche i rapporti con Israele. Netanyahu tace, ma il nuovo Congresso comprende molti parlamentari critici verso il governo israeliano e potrà sottoporre gli aiuti militari e le guerre a Gaza e in Iran a controlli più stringenti. Per Netanyahu, già indebolito dal voto israeliano, è un colpo pesante.
E in Italia quali sono i commenti? Ovviamente la sinistra esulta con in testa la segretaria del PD, Elly Schlein, mentre Fratelli d’Italia tace. La Meloni alla giornalista che le aveva chiesto una dichiarazione sugli USA, ha risposto che non era il momento di pensare alle elezioni americane. Proprio lei che sino a mesi fa stravedeva per Trump e si augurava che ricevesse il premio Nobel per la pace.
Il ministro degli Esteri Tajani, ha dichiarato: «Mai stato trumpiano». È stata una svolta a “U” rispetto al febbraio scorso quando a Washington si era fatto fotografare con in testa il cappellino MAGA nel corso della riunione del Board of Peace per Gaza convocata dal presidente USA.
Chissà fino a quando saremo governati da questa gente. Speriamo che alle prossime elezioni gli italiani rinsaviscano come hanno fatto gli americani. Ma per ora ci credo poco.


