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Canterò soltanto il tempo

Tempo di lettura: 3 minuti

Un anno è andato via della mia vita, già vedo danzar l’altro che passerà
Cantare il tempo andato sarà il mio tema perché negli anni uguale sempre è il problema

E dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi
Cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi
Canterò soltanto il tempo…

Era il 1970 e Francesco Guccini – destinato a diventare quel cantautore che avrebbe conquistato negli anni giovani e meno giovani di tutti i tempi – dopo gli album Folk beat n.1 e Due anni dopo pubblicava L’isola non trovata: ne faceva parte anche Il tema.

Ora, 56 anni dopo, a Reggio Emilia Spazio Gerra ospita la mostra Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo. Il progetto, che prende il titolo dallo stesso verso del brano Il tema, riassume uno dei nuclei della poetica di Guccini: il rapporto tra la parola, la memoria e lo scorrere del tempo.

L’idea della mostra, che rimarrà aperta fino al 18 ottobre con ingresso gratuito, è nata quasi per caso, «da incontri e dialoghi che ci hanno portato a pensare a un tributo, più che a una “antologica”. Una figura così grande, umanamente e artisticamente, non si può raccontare in modo tradizionale» spiegano i curatori Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri. «Il massimo che potevamo fare era renderle omaggio con rispetto e umiltà. Il progetto non era programmato, ma è maturato in quasi tre anni di lavoro. Fin dall’inizio abbiamo coinvolto illustratori e artisti contemporanei per rendere attuale la sua poetica, anche perché Guccini ha sempre avuto un legame forte con il fumetto e l’illustrazione. A questo abbiamo affiancato la fotografia, creando un dialogo tra linguaggi diversi. La mostra è stata pensata come un concept album, ruota attorno a nove canzoni, ma al centro non ci sono i brani in sé, c’è il racconto».

La mostra si sviluppa lungo i quattro piani di Spazio Gerra, su circa 350 metri quadrati. Ci sono i libri scritti da Guccini, estratti audio di lunghe conversazioni registrate negli ultimi due anni sul tempo, le radici, l’amicizia e le relazioni. E poi manoscritti originali, fotografie, video d’archivio, oggetti personali e materiali provenienti dagli archivi del “Maestro”, insieme a opere realizzate da artisti, fotografi e illustratori.

«È un’esperienza da vivere con le cuffie» dicono ancora i curatori «per sentirsi accompagnati da una voce unica, capace di trasmettere calore, saggezza e autenticità, qualità rare non solo nella musica. Guccini è stato coinvolto, ma senza forzature, non ama apparire né essere celebrato in modo spettacolare. Abbiamo quindi costruito tutto a partire dai suoi racconti, condividendoli con lui nel rispetto della sua natura. La cosa più intensa è stata proprio ascoltarlo, sedersi con lui tra fotografie e ricordi, e lasciarsi trasportare dalle sue storie».

Il progetto proseguirà con la pubblicazione di un volume dedicato, pensato come opera autonoma capace di approfondire i legami tra parole, oggetti e biografia di Guccini.

«Celebrare il “maestrone” significa rendere omaggio a parole che hanno definito, e continuano a farlo, l’identità delle nostre terre» dice il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari. «Noi che portiamo orgogliosamente nel nome della nostra città quell’Emilia “sognante, tra l’oggi e il domani” cantata da Guccini, riconosciamo in questa iniziativa un’occasione preziosa per rinnovare il valore della cultura come memoria viva e condivisa».

Promossa dal Comune di Reggio Emilia – assessorato cultura e giovani, patrocinata dalla Regione Emilia Romagna e realizzata da ICS, Innovazione Cultura Società ETS, con il patrocinio della Regione e il contributo della Fondazione Palazzo Magnani e della Fondazione Manodori, la mostra si inserisce nel percorso culturale di Spazio Gerra, centro espositivo dedicato alla cultura popolare contemporanea. Fino al 18 ottobre, tutte le informazioni cliccando qui:
https://www.spaziogerra.it/programma/francesco-guccini-cantero-soltanto-il-tempo/

Articolo pubblicato anche su: https://www.allonsanfan.it/

La locandina della mostra

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