
L’american dream secondo Singer
Dopo aver raccontato ai lettori del quotidiano socialista yddish Forverts la Russia post rivoluzione (vedi qui la recensione del 30 marzo del 2024), Israel Joshua Singer mostra ai suoi lettori l’America.
Il lettore europeo vuole conoscere il paese della modernità scintillante, dove tutto è possibile o conoscere il capitalismo all’opera.
I racconti di Singer sono pubblicati tra il 1932 e il 1941. A un primo viaggio nel 1932 segue, due anni dopo, quello del trasferimento in America dovuto all’antisemitismo prendeva piede nella natia Polonia.
La narrazione comincia dal transatlantico che lo porta a New York, seguendo un suggerimento l’autore ha imparato mille parole inglesi, pensava bastassero a capirsi, in realtà non comprende neppure il cameriere del ristorante che gli snocciola il menu. Così a furia di ripetere ‘yes’ e ‘please’ il nostro si è trovato a consumare cibi sorpresa.
Dopo aver visitato la grande New York che gli pare raccogliere tutto ciò che esiste al mondo, tant’è che ai viaggiatori, anziché girare il lungo e in largo il globo, sarebbe sufficiente venire in questa città dove gli homeless coabitano con i milionari, gli immigrati diventano americani, si trovano pezzi di Cina, di Italia, di Polonia e «se volete, in America, potete vedere persino gli americani».
«A New York tutto è mescolato. Migliaia di lampadine elettriche illuminano la miseria in modo sgargiante, la mostrano in tutta la sua oscurità. I lampioni della 42esima Strada e di Fifth Avenue gettano fasci di luce sulle centinaia di senzatetto che giacciono stesi per terra, avvolti nei giornali, dietro la grande biblioteca». E poi: «Forse è meglio se a New York la miseria non è nascosta e allontanata come succede a Berlino. A che cosa serve nascondere e incerottare la piaga? La gente dovrebbe vederla. Forse qui c’è una certa libertà nel fatto che i poveri più emarginati vengano nei quartieri più ricchi e più vivaci e si stendano a centinaia per terra, si tolgano le scarpe rotte, si avvolgano in giornali, si puliscano e dormano. In Europa il povero è talmente depresso da non avere nemmeno il coraggio di recarsi nel quartiere dei ricchi per non rovinargli l’atmosfera».
Singer è stupito da Coney Island di giorno piene di persone e di sera di immondizia e dalle Catskill dove vige “un antisemitismo stagionale”, gli immigrati newyorkesi ebrei possono trascorrere le vacanze negli alberghi solo quando scarseggia il turista angloamericano e, in ogni caso, ha a disposizione tavoli separati nei locali ristorante.
Delizioso è il racconto di Mr Folgnest, sarto in un laboratorio di confezioni, che d’estate affitta un bungalow a Coney Island e ne è felice, farlo è un traguardo personale e sociale, nonostante questo implichi molto tempo per raggiungere il suo posto di lavoro. L’uomo si sente arrivato e della sua casa approfittano, oltre alla numerosissima famiglia, conoscenti e parenti desiderosi di godersi il mare mentre lui lavora. Quando poi torna a casa stanco e dopo cena vorrebbe dormire tutti i letti sono occupati e non gli resta che stendersi accanto alla porta sperando di respirare la salubre aria marina!
La narrazione si sposta dalla costa est a quella californiana. La maggioranza degli ebrei immigrati vive a New York e sulla costa atlantica, Singer racconta loro il resto dell’America e le comunità ebraiche che la abitano. La California viene descritta da molti conoscenti come luogo in cui vanno i divorziati, deliziose sono alcune descrizioni di San Francisco e Los Angeles e Hollywood. Los Angeles è tutta un set cinematografico, basta vedere come va in giro la gente, la città è soleggiata, persino i suoi quartieri ebraici appaiono ricchi e belli.
Israel Singer racconta viaggi in automobile avventurosi: gli è capitato di passare improvvisamente dall’estate californiana all’inverno, di trovarsi in mezzo a bufere di neve e perdipiù su stradine di montagna.
Interessante è anche il racconto di Chicago che definisce una città in bianco e nero e dove il razzismo è evidente.
La provincia americana, il Midwest, riserva grandi sorprese: esistono addirittura dei cowboy ebrei. A Singer interessano soprattutto gli incontri con persone e famiglie migrate da paesi europei. Ciascuno ha una storia da raccontare. La loro America è fatta di luci e ombre, talvolta di uno strisciante razzismo, altre volte di opportunità, lo scrittore osserva tutto con curiosità e ironia. Ne risulta un ritratto lontano dagli stereotipi: gli Usa non sono né la terra delle promesse realizzate né l’inferno del feroce capitalismo, semmai appaiono un grande laboratorio dove coabitano cittadini di tante culture, tradizioni e modernità, religioni, superstizioni accanto alla moderna religione del business. Insomma, l’America di Singer è impossibile da incasellare in teorie preconfezionate.
Chiudiamo con un interessante pezzo dedicato al nudismo. L’occasione è nata da un fatto di cronaca a Broadway dove in un bagno erano stati scoperti dalla polizia una decina di uomini e donne nudi. Il pezzo si chiama Nudisti e scocciatori. «Dato che ho già fatto richiesta per ricevere i miei papers e ormai mastico persino il chewing gum mentre me ne sto seduto in metropolitana assieme a tutti gli altri passeggeri sonnacchiosi, voglio dire anche la mia sul nudismo. Secondo me non solo non bisogna impedire alle persone di andarsene in giro nude, ma anzi, bisogna spingerle ad andare in giro nude come mamma le ha fatti, e non solo al bagno, ovunque. Credo che se così fosse il mondo sarebbe migliore».
Singer immagina presidenti e generali presentarsi nudi davanti al popolo radunato per dichiarare una guerra. Al solito balcone si affacciano il re o presidente, i generali e i senatori nudi come mamma li ha fatti. Di solito al potere ci sono persone anziane con pance prominenti, gobbute, con toraci ornati da peli grigi al posto delle medaglie e gambe decorate da vene varicose, insomma non un bel vedere. Lo scrittore immagina che di fronte alla richiesta del re o presidente ai giovani perché sacrifichino i loro corpi, le folle di soldati scoppino a ridere fino alle lacrime anziché «andare a versare il proprio sangue per cotanta nuda maestà…».
Un’altra immagine che Singer ci suggerisce è quella di Goebbels «che è acciaccato, zoppo, gobbo di spalle e fisicamente malridotto» visualizzarlo «sul palco di fronte a decine di migliaia di persone e tenere un solenne discorso sulla bellezza e sulla nobiltà della razza germanica che è destinata a dominare tutte le razze inferiori del mondo».
Insomma il nudismo pare avere molti pregi, come smascherare il potere e minarne la credibilità. Perciò nudisti di tutto il mondo…



