
Kolchoz, la grande storia nel romanzo familiare
Ha dovuto aspettare la morte dei genitori per scrivere un libro che ripercorre la loro storia e quella delle tre generazioni che li hanno preceduti. Una storia di famiglia che si intreccia con la Storia, specie per quanto riguarda la famiglia della madre. Gli avi di Hèlène provenivano, infatti, dalla Russia, dalla Georgia e dalla Prussia.
«Sono figlio della rivoluzione russa», dice Emmanuel Carrère, senza rivoluzione i Carrère e gli Zourabichvili non si sarebbero incontrati e tutto sarebbe stato diverso.
Molte ricostruzioni del libro, un romanzo familiare, sono dovute al grande lavoro di ricerca del padre, Louis, che, affascinato dalla famiglia della moglie, non ha mai smesso di indagare e accumulare documenti e informazioni diventando così, di fatto, un coautore di Kolchoz.
Il romanzo si apre con il funerale di Hélène, la segretaria perpetua dell’Académie française. Un funerale di stato alla presenza di Emmanuel Macron che, con un solenne discorso, loda una donna che da profuga è giunta a capo di una delle più nobili istituzioni del paese.
Hélène Zourabichvili proveniva da una famiglia russa in parte aristocratica, aveva in sé le tracce di un mondo decaduto e prestigioso allo stesso tempo. La sua vita è stata segnata dall’esilio dei suoi, da un segreto indicibile: il padre era un collaboratore dei nazisti e poi da un’incredibile rinascita: una brillante laurea a Science Po, l’insegnamento universitario, l’attività di europarlamentare, la più grande esperta di storia sovietica prima e russa poi e, infine, la prima donna alla guida dell’Académie française.
Il libro si muove tra teneri ricordi personali come il ‘fare kolchoz’, da cui deriva il titolo del libro, e ricordi/considerazioni di tipo politico e storico.
Fare kolchoz era un rito amato dai piccoli Carrére (Emmanuelle, Nathalie e Marina). In assenza del padre, la madre li ospitava chi nel letto e chi su un materasso trascinato sul pavimento. Quell’esperienza dello stare insieme era magica e tenera, quasi un segreto tra loro quattro. Emmanuel e le sue sorelle hanno fatto kolchoz anche l’ultima notte di vita di Hélène, tutti accanto nell’hospice in cui era ricoverata.
Hélène era una madre che sapeva essere tenera e fantasiosa e, allo stesso tempo, dura, al marito ha sempre dato del lei e lo ha preteso. Era un vero ‘ufficiale di cavalleria prussiano’, aveva una volontà di ferro e poteva addirittura intimorire tanto era autoritaria. Era così anche con sé stessa, fino alla fine.
Non è facile raccontare una madre così ingombrate, rivelare il lato privato di una donna pubblica, delle istituzioni, senza fare sconti ma allo stesso tempo con amore.
Carrére la costruisce pagina dopo pagina come un personaggio romanzesco, la scruta, la giudica, a volte è duro quasi quanto lei, cita Oscar Wilde «Da piccoli i figli amano i genitori; diventati adulti li giudicano; e qualche volta li perdonano». Anche Carrére sembra perdonare, sembra tentare di convivere con lo scomodo fantasma della madre a cui, ci dice, ha chiuso gli occhi.
Di tutt’altra pasta ilpadre che, affascinato dal mondo della moglie, ha dedicato la sua vita a conoscerlo classificando le informazioni acquisite. Louis era un padre amorevole che ha conservato le candeline di tutte le torte di compleanno dei figli.
C’è tenerezza in questo libro anche quando Carrére racconta cose dolorose e alcuni segreti/menzogne, almeno due, che riguardano l’amata madre. La prima menzogna ha che fare con il padre collaborazionista, scomparso e di cui non si è avuto notizia, Hèlène in questo caso ha voluto negare la realtà anche per proteggere il fratello minore, Nicholas.
La seconda menzogna ha a che fare con la malattia che l’ha portata alla morte. Senza farne cenno ad alcuno, ha tenuto la notizia per sé, ne ha parlato solo quando stava per entrare in una struttura per cure palliative e il tempo di vita rimasto era pochissimo. Hèlène ha gestito la sua vita e persino la morte, rammaricandosi solo di non aver finito, e mancavano poche voci, il lavoro sul dizionario della lingua francese.
Il romanzo ricco di memorie, riflessioni politiche, racconti storici, e tanto altro, è soprattutto un grande atto d’amore per i genitori, specie per la madre, trasformati in personaggi memorabili della letteratura contemporanea.
Un’ultima nota: Hélène, esperta di Russia, si era sbagliata su Putin: riteneva non avrebbe invaso l’Ucraina. Come detto c’è anche molta riflessione politica, ci sono ad esempio, i viaggi di Carrère in Ucraina e in Georgia per conoscere, forse, il mondo di cui era esperta la madre e capire quello che lei non aveva previsto.



