
I nuovi pirati si dicono “democratici”
Sono tornati nel Mediterraneo i pirati barbareschi? I pirati sì, ma non barbareschi. Quelli vennero eliminati nel 1830, quando i francesi occuparono Algeri e distrussero la loro flotta. I nuovi corsari di oggi non sono come gli arabi musulmani di un tempo: sono i governanti e i militari di Israele, una nazione moderna, che si dice democratica e che oggi infiamma il Medio Oriente con una guerra che ignora tutte le convenzioni internazionali.
Un confronto dello Stato ebraico con i pirati barbareschi sarebbe antistorico, ma li accumuna la mancanza di un valore fondamentale: l’umanità. Dopo la strage del 7 ottobre del 2023 compiuta contro la popolazione israeliana dalle bande assassine di Hamas, discendenti dai saraceni, la vendetta dello stato ebraico è stata feroce: la confermano i 70mila morti di Gaza, la cui popolazione viene fatta sopravvivere tra gli stenti e tra le macerie. A questa strage si aggiungono i bombardamenti in Libano, con tremila morti in due mesi.
A queste azioni cariche di cinica arroganza si è aggiunto l’ultimo episodio dell’attacco alla Flottiglia in acque internazionali e la cattura degli equipaggi dei battelli disarmati che tentavano di raggiungere Gaza con le provviste per la popolazione. Considerarlo un atto di pirateria è dir poco: è stato uno spettacolo indegno e disumano. Una dimostrazione di ostilità tipica dei tiranni antichi e moderni.
I “prigionieri” condotti ammanettati e bendati nel porto di Ashdod, sono stati costretti a inginocchiarsi e poi umiliati e terrorizzati dai militari con il volto coperto. Cerano anche molti dei 29 italiani catturati. Gestiva l’ignobile spettacolo, ripreso dalle telecamere, il ministro della Sicurezza Ben-Gvir che, rivolgendosi con ironia agli arrestati diceva mostrando la bandiera con la stella di Davide: «Benvenuti in Israele, noi siamo i padroni di casa». Più tardi aggiungeva: «Sono arrivati pieni di orgoglio come grandi eroi. Guardateli ora, non eroi ma sostenitori del terrorismo. Mettiamoli nelle carceri dei terroristi, è lì che dovrebbero stare».

Due giorni dopo i “prigionieri” sono rientrati nei loro Paesi. I primi testimoni hanno riferito di percosse e torture e di una di trentina di compagni che hanno subito fratture.
La reazione indignata dell’Italia è stata immediata: il Presidente Mattarella, che da sempre stigmatizza la guerra di Israele ha definito quel comportamento «Un trattamento incivile contro persone fermate illegalmente in acque internazionali». Finalmente anche la Meloni ha reagito contro la nazione “amica” definendo quelle scene “inaccettabili”. Perfino Netanyahu ha rimproverato il ministro affermando «che il suo comportamento non è in linea con i valori di Israele». Però ha confermato che il governo ha diritto di fermare le «flottiglie provocatorie dei sostenitori del terrorismo di Hamas».
Perciò non riconosce il principio della libertà di navigazione sancito dalla Convenzione dell’ONU sul diritto del mare che definisce l’uso della forza contro attivisti disarmati e l’assalto a navi cariche di aiuti umanitari, come un arbitrio violento simile ai corsari di un tempo. Seguendo le tesi israeliane, mentre la pirateria barbaresca rappresentava un sistema storicizzato di guerra per il profitto e la tratta umana, le azioni contro la Flottiglia rappresentano l’applicazione di un blocco militare da parte di uno Stato moderno e ufficialmente democratico che intende espandersi su tutta La Palestina. E viva l’ipocrisia!


