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Le guerre che uccidono in nome di Dio

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L’odio. “Quest’odio mi riporta a un tempo che credevo di non vivere più”. Le parole sono di Liliana Segre pronunciate durante la prima puntata di Che tempo che fa. L’odio covava già da molto tempo in Palestina e in tutto il Medio Oriente: si manifestava periodicamente con aspetti cruenti simili all’orrore provocato da Hamas sabato 7 ottobre in Israele.

Ancora odio scoppiò all’improvviso in Libano nel 1975 con la guerra civile tra cristiani maroniti e l’Olp di Arafat appoggiata dal mondo arabo. Il piccolo e ricco Paese, chiamato allora la Svizzera del Medio Oriente, venne distrutto in 15 anni di guerra. Ci furono delle stragi che colpirono i profughi palestinesi. Nel ’76, 10 mila civili furono massacrati nel campo di Tal al Zaatar; altrettanti nell’ 82 in quello di Sabra e Chatila. Gli eccidi vennero commessi dalla Falange, l’esercito cristiano maronita, mentre quello israeliano che aveva occupato parte del Libano, non intervenne.

Le causa scatenante di quella guerra fu il contrasto tra la componente cristiana che temeva di essere sopraffatta demograficamente e politicamente da quella musulmana, in seguito al massiccio afflusso dei profughi palestinesi. Questi nel 1970 erano stati cacciati dalla Giordania dopo una breve ma sanguinosa guerra tra l’Olp e l’esercito giordano. Quel periodo fu chiamato Settembre nero. I morti si contarono a migliaia.

Per il Libano a quei tempi si parlò di fanatismo e guerra di religione, ma dietro c’era ben altro. In passato le grandi guerre di religione hanno sempre dominato il mondo, soprattutto da quando esistono le tre fedi monoteiste. I crociati europei guidati da Goffredo il Buglione, quando nel 1099 presero Gerusalemme, massacrarono musulmani ed ebrei – che insieme vivevano pacificamente – donne, vecchi e bambini.

Più tardi in Europa le stragi furono tante durante le guerre tra cattolici e protestanti. Le persecuzioni della Chiesa contro gli ebrei, i cristiani “eretici” e le “streghe” non si possono contare. A Roma, il monumento a Giordano Bruno eretto in Campo dei fiori nel punto in cui il frate filosofo venne bruciato vivo nel 1600, rappresenta un tragico simbolo di quei tempi.

Il fanatismo dei cristiani ha dominato parallelamente a quello dei musulmani. Poi in Europa alla fine del 1600 c’è stata la grande svolta della cultura laica con i grandi scienziati, filosofi, studiosi e scrittori che dettero vita all’Illuminismo. Immanuel Kant (1724-1804) pose il sigillo della rottura col pensiero cristiano quando affermò che l’universo è spiegabile solo con le leggi della natura, in contrasto con la tesi di Isaac Newton (1642-1726) secondo cui la natura dipendeva dal Divino architetto. Aggiungo una frase di Mark Twain che risale alla seconda metà dell’800: ”È più facile imbrogliare la gente, che convincerla di essere stata imbrogliata”. Lo scrittore, un laico convinto, si rivolgeva ai creduloni e ai seguaci delle sette religiose molto diffuse negli Stati Uniti.

Il mondo musulmano era invece rimasto fermo, imbrigliato delle leggi coraniche. La diffusione della cultura come veniva intesa in Occidente, era resa impossibile: le arti figurative vietate e lo sono tuttora; i libri rimasero limitati solo a pochi manoscritti sino al 1727 quando vennero introdotte le macchine stampatrici, rigorosamente vietate sino ad allora. L’invenzione di Gutenberg in Europa che risale al 1450, dette un grande sviluppo all’espandersi del sapere. Oggi nel nostro continente quel fanatismo religioso non esiste da tempo, tranne qualche eccezione ed è questo che crea il grande fossato che ci separa dal mondo islamico.

Gli europei non comprendono il fanatismo musulmano, ma lo temono da quando sparge il terrore nei Paesi dell’Unione e altrove. I terroristi agiscono sempre in nome di Allah, il loro Dio. Ma Dio non dovrebbe essere unico per le tre religioni monoteiste?

Questo interrogativo esiste da secoli. Una saggia risposta la fornì nel secolo XIV Giovanni Boccaccio con Le tre anella (I tre anelli), novella della prima giornata del Decameron che ha per protagonisti il Saladino (che non era feroce contrariamente a quanto dice la vulgata popolare) e un saggio studioso ebreo. Il sultano pose al suo interlocutore una domanda trabocchetto: Valente uomo savissimo nelle cose di Dio – disse – vorrei sapere da te quale delle tre leggi tu reputi la più verace, la giudaica, la saracina o la cristiana?

Il saggio ebreo, consapevole del tranello, gli rispose: Signor mio, la domanda la qual voi mi fate è bella e a volervene dire ciò che io ne sento, mi convien dire una novelletta qual voi udirete. La riassumo: un ricco è vecchio signore che possedeva un bellissimo anello di grande valore, sentendo avvicinarsi la fine della sua vita, decise di donarlo a uno dei tre figli, il migliore. Ma erano tutti bravi ragazzi e nell’ imbarazzo della scelta decise di far riprodurre altri due anelli completamente simili al primo. Alla sua morte ogni figlio ne ottenne uno, ma, continua Boccaccio, qual fosse il vero non si sapeva; da qui nasce la contesa fra fratelli. La novella termina con La quistione ancora pende.

La morale della favola è che la verità della religione non si può dimostrare teologicamente, ma attraverso i suoi effetti sui fedeli. Aggiungo le parole di Gesù riportate nei vangeli: “Ogni albero buono produce frutti buoni, ma ogni albero marcio produce quelli cattivi.” Quindi oggi sarà facile comprendere quale religione è più vicina Dio.

Copertina: “Taking of Jerusalem by the Crusaders, 15th July 1099” / Giraudon / The Bridgeman Art Library

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