
Una donna forte
Il paese è veramente piccolo tanto da pensare che sarebbe meglio chiamarlo frazione. Un ponte sul fiume che scende lungo la valle, la chiesa, la piazza con davanti il monumento ai caduti ed un viale alberato che conduce al cimitero. In realtà sul greto del fiume c’è anche uno slargo che i pochi ragazzini utilizzano come campo di calcio.
Lei cammina lentamente per le quattro stradine, vestita di nero, piccola, non magra e con i capelli bianchi raccolti dietro: Nina. Il suo abito è nero da quasi 50 anni ma non siamo nel profondo sud del dopoguerra, siamo in Veneto ai piedi dell’altopiano di Asiago.
Nina è una donna forte: 11 figli, una vita passata a curare la famiglia, a lavorare in campagna e con gli animali; una mucca una volta, mentre Nina la mungeva, le rifilò un calcio che le spaccò la testa. In paese ovviamente conosce tutti e tutti la conoscono col soprannome di “cengia”, proprio come il monte Cengio che sovrasta la frazione e da cui, tantissimi anni fa, si staccò un costone, appunto una “cengia”, che precipitò in mezzo ad uno dei campi della famiglia di Nina. Ecco l’origine di quel soprannome che si portano dietro i suoi figli ed addirittura i nipoti.
Nina è una donna forte: degli 11 figli, tre erano dovuti emigrare in Australia dopo la guerra per trovare lavoro e lei, intorno agli 80 anni, aveva fatto in nave il viaggio un paio di volte per andare a trovarli (ogni viaggio allora durava circa un mese).
I nipoti ormai sono molti e di età diverse ma Nina, che vive della sua sola pensione e del piccolo orto intorno alla grande casa ai confini della frazione verso la valle che sale sull’altopiano, ha una dolcezza particolare e la sensibilità di farli sentire tutti unici per lei; poche le parole, grande e sereno il sorriso, ripetute le carezze senza ostentazione, con le sue mani ruvide che non avevano conosciuto lo smalto, la disponibilità continua ad ascoltare i discorsi di questi giovani che vivevano tutti in ambienti completamente diversi dal mondo della sua frazione, mai una critica per comportamenti da lei lontanissimi ma sempre una parola di incoraggiamento… una nonna di altri tempi.
Nina è una donna forte, vive sola ma qualcuno dei figli è rimasto ad abitare con la sua famiglia in zona e la assiste; Nina veste ancora di nero, il colore dei suoi abiti testimonia continuamente la sua forza.
Era appena finita la guerra con la resa dei tedeschi agli alleati e alla fine di aprile 1945 una parte delle truppe tedesche, risalendo la valle del fiume del paesino, doveva rientrare in Germania. Purtroppo accadde qualcosa che ancora oggi è oggetto di discussione e i soldati tedeschi attuarono una feroce rappresaglia trucidando una settantina di civili del paesino. Tra questi Nina vide morire il marito e assistette impotente all’obbrobrio del figlio di 17 anni obbligato a caricare il corpo del padre sulla pila dei cadaveri per essere poi fucilato a sua volta. Nina, che era già una donna forte, si dette da fare per aiutare gli altri suoi figli o a nascondersi nelle cantine delle case o a fuggire per i monti verso l’altopiano. Sempre con la morte nel cuore.
Questo è il lutto di una donna forte e se conosci come pesa sul suo cuore, comprendi cosa c’è in quello sguardo dolce mentre accarezza i nipoti e non ti sorprendi a vedere Nina, ogni giorno al tramonto, mentre si avvia verso il cimitero lungo il viale alberato in cui su ogni albero c’è un piccolo cartellino con il nome delle vittime di quella tragedia; uno è il nome del marito e uno è quello del figlio di Nina.


