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Ricordando sapore di sale

Tempo di lettura: 2 minuti

Era l’ estate del ’63 e io ero un pischello di quattordici anni, la spiaggia adriatica di Misano Brasile era lo scenario delle mie prime avventure amorose. Una coppia di ragazzine tedesche aveva acceso la fantasia mia e dei miei compagni di merenda. Un bolognese, un bresciano e un milanese: sembrava l’inizio di una barzelletta e un pochino lo eravamo. Facevamo i ganzi dandoci un’aria di uomini vissuti, giocando a poker alla Cincinnati Kids, sui tavolini del baretto della spiaggia, bevendo aranciata amara al posto del whisky e intanto uno sfigato di Sassuolo si cuccava la tedeschina col costume a righe bianche e blu e meno male che c’era la cugina meno smart di costume ma più carina se no c’era da spararsi. Mentre tutto questo accadeva il jukebox e le nostre radioline suonavano “Sapore di sale”.

Questo è il ricordo che mi ha trafitto alla notizia della morte di quel monumento della musica italiana che è Gino Paoli.
Quel sapore di sale che c’era anche sulla guancia della piccola Madchen.

Ora il libro della settimana: “Il futuro è una truffa“ di Petros Markaris

È l’ennesimo racconto con protagonisti Kostas Charitos diventato direttore della polizia dell’Attica e del commissario Antigone Ferleki questa volta alle prese con un omicidio avvenuto in un sito di scavi. Il tutto condito con l’uso dell’intelligenza artificiale per riprodurre opere d’arte indistinguibili dagli originali e dall’intervento della politica.
Interessante.

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