
Guido Ceronetti e gli Epstein files
Non ho la cultura necessaria per affrontare Guido Ceronetti, sempre svelto a ergere nei suoi aforismi e tranci di prosa agghiacciati lamenti contro le illuministe e ingannevoli trame di ogni progresso – ma progresso di che cosa, detto in soldoni, se si va verso la morte di tutti e di tutto, del mondo, degli astri, degli universi? E del nostro corpo in primis?
Appunto. Nel teatrino de Il silenzio del corpo (Piccola Biblioteca Adelphi, datato 1979, fortunatamente trovato a un bookcrossing), credo che Ceronetti superi se stesso, forse in onore dell’oggetto attorno a cui ha costruito una sorta di accerchiante zibaldone: il molto deperibile e indifeso corpo umano, sede di chissà quale anima e di certo fatto di marcibile carne. Il quale oggetto corpo consente un molto mortuario e irridente girotondo in accumulo tra excerpta dalle Sacre Scritture e norme per clisteri, desunte da manuali medici d’antan, ammicchi a Jünger e vertigini in stile Cioran, e infinite oscillazioni tra vetuste e regressive illusioni filosofiche e l’ottusa sicumera del presente. Questo corpo (così letterario) sembra visitato da un anacronistico medico di campagna travestito da mistico e/o da libertino, che lascia trapelare a tratti, proprio per non apparire completamente disumano o più ancora postumo di se stesso, un velo di pietas da intellettuale terminale.
Uno dei paragrafi di questo libro apparecchiato con abbondanza barocca nella prosa, sebbene scritto con “l’alito cattivo del digiunatore” (in un evidente rimando all’uomo che non sa far altro del racconto di Kafka) mi è saltato all’occhio per un breve aforisma di carattere pedagogico. Ceronetti scrive: “Fate imparare ai vostri figli e figlie l’arte del massaggio. Gli sarà molto più prezioso del vostro arrogante sapere universitario. Sono nati in un tempo che ne ha estremo e continuo bisogno”.
Sembra che il grande irregolare parli per una volta davvero profeticamente di Jeffrey Epstein (o di Harvey Weinstein) e di coloro che si facevano massaggiare prima di ogni stupro di minorenne e, al contempo, pare alludere agli amici di Epstein, tra cui Donald Trump che un giorno sì e uno no minaccia di tagliare i fondi a Harvard e a ogni luogo di demolibile cultura universitaria. Ma il nichilista Ceronetti, si chiede l’incolto lettore, auspica ciò sul serio, avendo pietà dei suoi piedi stessi da ascetico teatrante, o erge la frase a paradossale e preveggente sfottitura?
Va precisato, se può aiutare, che il pensierino sui massaggi è posto tra una celebrazione degli ospedali – almeno quelli di piccole dimensioni – che sanno offrire “delizie rare” pure ai prostatici che scolano urina nerastra – lo spunto nasce a Ceronetti dall’ascolto, mentre è per strada, dei rumori di un pasto servito al Cottolengo – e un anatema rivolto all’industria farmaceutica, in tempi ancora ignari di pro o no vax, la quale incrementa essa stessa, essendo una industria, il grande granchio (cancro) che finge di curare…
A margine Pietro Citati, da qualche parte, scrisse: “Il più grande paradosso di Ceronetti, il quale detesta gli uomini, è che il divino si rivela nell’uomo: nel corpo dell’uomo. Le verità dell’intelligenza lo interessano poco. Il divino abita nel corpo: nel corpo malato e insidiato dal dolore di Filottete e di Giobbe”.

Articolo pubblicato anche su: https://www.allonsanfan.it/


