
Scoprire la madre e sé stessa
Una domenica di aprile Julia va dalla madre e la trova riversa sul pavimento del bagno. È lì da 28 ore in seguito a una emorragia cerebrale. È sporca di sangue e per più di un giorno non ha potuto chiamare aiuto.
Julia ha sempre temuto che questo accadesse. L’ictus cambia tutto nella sua vita e in quella della madre.
La protagonista di Ann d ’Inghilterra si chiama Julia come l’autrice del libro, Julia Deck, nella narrazione prende spunto da episodi della sua vita e di quella della madre Ann.
Il romanzo procede seguendo due binari: quello delle cure della madre e quello di una vera e propria indagine sulla vita della madre. I filoni si alternano in capitoli diversi e la narrazione beneficia di una prosa curatissima e di spruzzate di humor inglese.
La narrazione del ricovero della madre in una struttura sanitaria, si sofferma sulle cure non adeguate (non si vedono mai un neurologo e una logopedista), della mancanza di personale medico e della sciatteria delle strutture, per poi descrivere il sorprendente recupero di Ann che impone la sua uscita dalla struttura sanitaria. Il recupero, però, non consente il ritorno a casa, della donna semmai da origine alla difficile ricerca di una struttura per anziani in cui ricoverare una persona non più autosufficiente. Anche in Francia le strutture sono poche e costose.
L’altro binario, dicevamo, riguarda la conoscenza della propria madre. Cosa ne sanno i figli della sua vita? A volte ci sono documenti, diari, foto, ma alcuni sono stati buttati o andati persi. Come ripercorrere la vita di Ann? Unendo i frammenti, anche se i buchi sembrano più interessanti e possono generare illazioni se non vere e proprie ossessioni. In più Ann non è solo straniera nel senso dell’inglese foreign (proveniente da un altro paese), ma è soprattutto stranger, estranea alla sua famiglia di origine, alla figlia e al marito. È sconosciuta ai suoi e ricostruire la sua vita diventa una vera e propria indagine.
Ann è nata in una città industriale a 400km da Londra, la famiglia era operaia. È stata l’unica ad emanciparsi dalla condizione sociale di nascita attraverso lo studio, si è laureata in Letteratura francese. Il trasferimento definitivo in Francia, dopo alcuni soggiorni studio, è dovuto all’incontro con Francoise, un artista. È l’anno dopo i moti studenteschi, dei grandi cambiamenti culturali e sociali, seguono: il matrimonio, la nascita della figlia, la difficile separazione dal marito, i vari lavori di Ann, ancora attiva in tarda età. Nonostante la fuga giovanile è rimasto forte il legame con la famiglia, la madre Olivia, la sorella Betty e le due nipoti, soprattutto Alice così simile a lei. Julie è convinta che la vita di Ann, nasconda un segreto che corrisponde a un vuoto di informazioni, forse qualcosa accaduto prima del suo trasferimento in Francia.
Nella ricerca di una struttura che accolga la madre Julie si racconta in prima persona, i sentimenti sono contrastanti, laceranti. La vita di Julie è sequestrata e interferita dalle difficoltà emotive di partecipare alla fase finale della vita della madre (sarà giusto quel che si fa e le decisioni prese al posto di Ann? In fondo la donna non è del tutto incapace di intendere). E che dire dei sensi di colpa di quando si assenta per una presentazione di un libro o un convegno?
Allo stesso tempo la scrittrice prosegue il suo lavoro di indagine sulla vita della madre e i suoi segreti.
Ann, è un vero e proprio personaggio: ha conosciuto la Nouvelle Vague, gli Swinging Sixties londinesi, gli anni del tramonto dell’engagement, i nuovi miti che hanno appannato le speranze in un indistinto grigiore.
Ann è rimasta fedele ai suoi valori, fino all’ictus non si è arresa.
Ricostruendo la figura della madre, Julie ridefinisce sé stessa in un gioco di specchi, lo fa alternando racconto autobiografico e finzione. Lo dichiara in una intervista: «Nella vita, come nei romanzi, realtà e finzione si mescolano sempre. Sì, perché il romanzo materializza le proprie ossessioni. Fornisce le parole giuste per raccontare determinate situazioni. A me permette di capire certe cose che, altrimenti, resterebbero per sempre indecifrabili».
Ann d’Inghilterra è la storia di una figlia che assiste al declino della madre, starle accanto la induce a conoscerla ancor più intimamente, scoprire quel che non sa, e infine scoprire quanto si somigliano.
Il libro ha ottenuto il Prix Médicis 2024 ed è tra i finalisti del premio von Rezzori 2026.
Il libro è stato abilmente tradotto da Yasmina Melouha.



