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Scala di Milano: si celebra l’anima della città

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I milanesi sono molto affezionati alla Scala, d’altra parte il teatro è nato per volontà di numerose famiglie della città. Nella seconda metà del ‘700 Milano era senza un teatro, gli ultimi due erano bruciati, avevano una struttura lignea, fragile, si trovavano accanto all’attuale Palazzo reale.

I nobili milanesi chiesero a Maria Teresa d’Austria, allora la città era sotto il dominio austriaco, di avere un teatro in muratura. Fu loro concesso di costruirlo sul sito della chiesa di Santa Maria della Scala (ecco da dove arriva il nome del teatro) che, per questo, venne distrutta.

Il progetto dell’edificio fu affidato all’architetto Giuseppe Piermarini. Le famiglie nobili si accollarono la spesa della costruzione in cambio ebbero la proprietà dei palchi. Il teatro fu inaugurato il 3 agosto 1778, da allora è sempre stato uno dei simboli della città.

168 anni dopo il teatro ha subito una ricostruzione. Nell’agosto del 1943 il centro di Milano era stato colpito da un violento bombardamento, due bombe avevano centrato il tetto della Scala, il crollo dello stesso tetto e delle gallerie la rese inagibile. Rimase intatta la facciata e molti ricordano che essa divenne il muro per appendere manifesti inneggianti il celebre direttore Arturo Toscanini. La guerra non era finita, anzi i nazisti e i fascisti divennero più feroci e osannare il maestro era pericoloso per le sue posizioni antifasciste.

Toscanini si trovava negli Stati Uniti dove si era rifugiato perché inviso al regime fascista, a Bologna era stato schiaffeggiato e minacciato dalle camicie nere per non aver voluto suonare l’inno Giovinezza, inoltre aveva osato criticare le leggi razziali.

I milanesi subito dopo la Liberazione, grazie al sindaco Antonio Greppi, si premurarono di ricostruire la Scala, era impensabile ricostruire la città senza il suo patrimonio artistico e spirituale, la Scala era, ed è, ‘di tutti e per tutti’. La Scala era un pilastro della vita della città, tutti ricordavano anche la funzione avuta durante il Risorgimento e come i musei, le biblioteche e le scuole era ed è un luogo della democrazia dove si mettono in scena e dibattono valori, dove il tempo lento rubato alla frenesia quotidiana permette a tutti di farsi una opinione.

Greppi, coraggiosamente, in una città piena di macerie promosse una raccolta di fondi per il teatro e nominò come commissario Antonio Ghiringhelli, un imprenditore che contribuì ai lavori con ben 60 milioni di lire, ai tempi una cifra notevole. Ghiringhelli, in seguito, divenne anche il primo sovrintendente del dopoguerra. Sempre il sindaco Greppi scelse come direttore dei lavori Lorenzo Secchi, un ingegnere esperto di teatro e di acustica.

L’inaugurazione non poteva che essere affidata ad Arturo Toscanini, il maestro giunse da New York il 27 aprile del 1946 e volle subito entrare nel teatro e sondarne l’acustica, pare la trovasse migliore di prima.
Alla riapertura l’11 maggio 1946 gli spettatori nel teatro furono ben 3.593 a loro se ne aggiunsero alcune migliaia sparse tra la piazza attigua e quella del duomo, tutti in silenzio seguirono il concerto tramite altoparlanti.

Toscanini aveva posto alcune condizioni per la sua direzione: niente stemma sabaudo sul tricolore del teatro, niente Marcia reale (mancavano poche settimane al referendum che scelse la Repubblica), niente discorsi politici, doveva parlare solo la musica.
E nel programma erano: l’overture de La gazza ladra, la preghiera del Mosè di Rossini, infine l’amato Va pensiero di Verdi commosse tutti, anche il direttore del coro (Veneziani) che era stato cacciato a causa delle leggi razziali fasciste.

La festa di popolo durò 40 giorni in cui si eseguirono opere in omaggio agli alleati e di autori perseguitati dai regimi e, persino, tedesche.
Le cronache di allora sottolinearono che la serata dell’11 maggio non fu mondana, che con orgoglio coloro che riuscirono ad entrare in sala si meravigliarono che non fossero visibili le cicatrici delle bombe, unico segno dei lavori recenti era un leggero odore di vernice.

Non appena apparve Toscanini l’applauso fu interminabile. Sempre le cronache del tempo raccontano di una piazza del duomo gremita da una folla silenziosa che voleva ascoltare il concerto e condividere le emozioni di chi era presente nel teatro che sentiva anche suo.

11 maggio 2026, dopo 80 anni,è stata ricordata la cerimonia di riapertura del teatro con un concerto alla presenza del Presidente Sergio Mattarella, della senatrice Liliana Segre applauditissimi a lungo e di numerose autorità locali. Come volle Toscanini nel 1946 anche stavolta il palco reale è stato assegnato agli ospiti di Casa Verdi, la residenza fondata dallo stesso Verdi per i musicisti a riposo. Le autorità si sono accomodate in platea.

In sala era presente un signore novantaseienne che aveva presenziato alla riapertura di 80 anni prima. Il maestro Riccardo Chailly ha, con tutti gli scaligeri, ricreato nel pubblico emozioni intense, i musicisti e le maestranze sempre impeccabili si sono impegnati a trasmettere al pubblico qualcosa in più: la responsabilità di far vivere “un tempio dell’arte”, “un pilastro della vita civile”, le espressioni sono del sindaco Sala. Ci sono riusciti riproponendo brani del Nabucco e il Va pensiero.

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