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«Libertà è partecipazione»

Tempo di lettura: 5 minuti

E’ stato un 25 aprile per me diverso. Faticoso ma profondamente sentito.
Gli anni passati partecipavo ai cortei, ai discorsi, ai concerti e alle feste di strada organizzati da altri o creati dalla voglia spontanea di gioire delle persone. Li ho vissuti in grandi città tra Bologna e Milano.
Quest’anno invece no!
Il 25 aprile l’ho co-organizzato con Silvano, Beppe, Giorgio e con il Partito Democratico in un piccolo borgo delle ultime colline pisane come giorno di inizio e riconferma di un viaggio di liberazione iniziato 81 anni fa.

La nostra motivazione è stata anche di far rivivere, nel giorno laico più importante per l’Italia, lo spirito di un amico, Gianpiero, figlio di partigiano e anche lui, a suo modo, partigiano di tutti i giorni.
Personalmente ero entrata in sintonia con il suo senso di partecipazione alla vita democratica. La figura di Gianpiero l’ho sentita “un misto tra un avventuriero e un borghese, combattuto tra la voglia lancinante di “casa” e l’ansia di realizzare i suoi sogni”.
Gianpiero e il suo modo di partecipare, molto più borghese e sicuramente meno avventuriero di chi aveva scritto questa frase (Ernesto “Che” Guevara – lettera alla moglie, Congo 1965), ci ha ispirato “Libertà è Partecipazione”.

Gianpiero Cagnoni

Alcune ore, tra il serio e l’ironico, nell’esplorazione dello spazio attuale della Libertà agita nella Partecipazione per il benessere individuale, la giustizia sociale e la democrazia.
L’obiettivo scelto è stato di percepire i segnali, sentire lo stato della Libertà e intuire la direzione della Partecipazione attraverso la lettura e, forse, la misura di due diritti sempre presenti in questi 81 anni di storia: Il lavoro e l’autodeterminazione.
Unico strumento impiegato: la bussola della dignità della persona e della società intorno.

L’immagine e le sequenze del diritto del lavoro che ha raccontato Agostino Megale, della Fondazione Giuseppe di Vittorio(1) ed ex Segretario generale della CGIL, ci hanno descritto una tendenza, negli ultimi 30 anni, di perdita di dignità della persona sia giovane che anziana nell’esercizio di questo diritto. Spesso a causa di una visione a breve dei problemi e talvolta delle scelte semplicistiche, contraddittorie ed egoiste realizzate.

Qui una Partecipazione che posso agire e condividere con tutte le persone coinvolte passa attraverso l’ascolto attivo, profondo e attento ai bisogni fondamentali condivisi tra e nelle diverse generazioni come ad esempio stabilità nella flessibilità del lavoro, equità fiscale, apprendimento continuo e la partecipazione nella sua messa in pratica nei luoghi di lavoro e nella vita.

Il quadro e la dinamica del diritto di scegliere sul fine vita, fatto emergere dalla testimonianza di Walter Piludu a cui ha dato voce Gianni Piras e Salvatore Cherchi della Fondazione Enrico Berlinguer(2) è della parziale acquisizione negli ultimi 10 anni, difficile e contrastata contraddittoriamente dalla burocrazia, della dignità individuale e della libertà di scelta del fine vita(3) attraverso il suicidio medicalmente assistito.
Una chiara ed efficace libertà di esercizio riconosciuta dalla nostra Costituzione e dalla Corte Costituzionale e da un forte attivismo operativo civile e di alcune regioni, tra cui la Toscana e la Sardegna. Ma anche una forte inerzia attuativa da parte degli organi esecutivi nazionali con l’aumento della burocrazia, la riduzione della certezza del percorso e l’aumento dei tempi e delle possibili sofferenze delle persone.  Il risultato: la dignità e la volontà della persona non sono rispettate nel nostro Paese puntualmente e celermente aumentando le sofferenze del fine vita.

Qui la Partecipazione che posso agire è nel prendere coscienza, richiedere il completamento dell’iter regolamentare per tutto il territorio nazionale avendo al centro l’esercizio puntuale della volontà della persona di scegliere come morire quando affetta da malattia incurabile e da sofferenza insostenibile.

Il mio sentire le storie che sono state narrate, mi ha fatto intravedere alcune “fessure” in cui l’azione delle persone e la collaborazione delle istituzioni ha contribuito e può contribuire a ridurre la violenza, ampliare la libertà nel solco della dignità umana di chi vive in Italia.

In questo sentire sono stata sostenuta in particolare dal contributo dei giovani attori “amatori” di Locura, Sasa Zappia, Jonathan Marsella e Eliseo Salotta accompagnati da Simone Spatuzza.
Insieme promuovono la diffusione della Stand-up Comedy. Con dei monologhi hanno portato le loro esperienze individuali, vissute però, nelle pieghe del quotidiano, dalla gran parte di noi: dal disturbo ossessivo compulsivo del controllare infinite volte se ho chiuso l’auto alla visita andrologica.

Sasa Zappia – Locura – Foto di Giorgio Scroffernecher

Un occhio ironico in grado di guardare la realtà affermando il contrario. Ho sentito fino in fondo il significato! Come nella visita andrologica, in cui gli uomini si sottopongono per problemi riproduttivi e in cui gli uomini stessi vivono una lunga sequela di mortificazioni paradossalmente auto-erotiche ed ononastiche (Onan evitava di generare i figli con la vedova del fratello disperdendo il seme. Genesi 38). Insomma la comicità apre di più le “fessure” e con una bella luce calda.

Finito il viaggio del mio 25 aprile mi sono resa conto che molto lavoro è stato fatto nel giorno, nel tempo da persone, istituzioni e dalla società. Di sicuro l’inerzia della realtà ha frenato, deviato, impoverito quanto e cosa sto godendo dei diritti del lavoro e del fine vita.
Come persona posso scegliere o meno di partecipare. L’intenzione fa però la differenza e ne determina la qualità.

Italo Calvino descrive bene questa differenza ne “Il sentiero dei nidi di ragno” dando voce allo studente e comandante partigiano Kim. Kim parla della sua esperienza nella Resistenza, degli uomini che si fanno la guerra e della comunanza che li lega in termini di spirito e furore che li fa agire con la stessa speranza di purificazione e riscatto ma che parte da un’intenzione e sortisce un effetto totalmente diverso: da un lato ribadisce la catena di violenza e dall’altra la risolve.

“Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro sé stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo”.

Buon 25 aprile, Buona Liberazione.

(1) Fondazione Giuseppe di Vittorio (FDV) è l’Istituto nazionale unico della CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro per la ricerca storica, economica, sociale della formazione sindacale
(2) Fondazione Enrico Berlinguer è un’organizzazione senza fini di lucro dedicata a preservare l’eredità culturale e politica di Enrico Berlinguer
(3) Il fine vita è uno degli aspetti del diritto di autodeterminazione inteso come Il diritto di non subire interferenze nella sfera privata e sulle scelte corporee.

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