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La difficile libertà dopo il manicomio

Tempo di lettura: 2 minuti

Grande Meraviglia è l’ultimo dei tre romanzi che Viola Ardone ha dedicato al Novecento. Il primo Il treno dei bambini racconta quella incredibile esperienza di solidarietà che, nel dopoguerra, ha portato migliaia di bambini di famiglie povere del sud a essere ospitate da famiglie del nord. Un’iniziativa promossa dal Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria e, per molti di loro, l’esperienza ha significato cambiare il proprio destino. Il secondo Olivia Denaro è, invece, un romanzo che ha a che fare con il rifiuto della pratica del matrimonio riparatore dopo uno stupro, una vicenda che ricorda quella di Franca Viola.
Con Grande Meraviglia il tema è quello di manicomi e della legge Basaglia che ne ha decretato la chiusura.

Ma veniamo al romanzo: Elba, è una adolescente che vive nel “mezzomondo”, appunto il manicomio. Non è matta, è semplicemente nata lì da una donna ricoverata a forza, perché troppo libera per il marito. Mutti è il nome della donna, o meglio è il nome con cui la chiama Elba, giacché la madre è tedesca. La donna viene dalla Germania est, siamo nei primi anni ’80 la Repubblica tedesca era ancora divisa, ed è approdata a Napoli. Madre e figlia comunicano in tedesco.

Il libro si apre con la voce di Elba, che introduce il lettore al mezzomondo ovvero il Fascione, la città dei matti di Napoli. Presenta le persone che lo abitano (la Nuova, Nonna sposina, Mastrolindo, Adelina, ecc.) e quelle che lì lavorano (Gillette, Colavolpe, Lampadina, Riccioli d’oro, ecc.), gli odori che lo caratterizzano e persino il cibo. Poi ci sono le cure: elettroshock, strumenti di contenimento, ecc.

Elba non è matta, ma vorrebbe esserlo per stare sempre con Mutti. Quando l’hanno mandata a studiare dalle Suore, ha fatto di tutto per essere cacciata e tornare in manicomio. Con un linguaggio arguto che si avvale di rime e che ricorre anche a slogan pubblicitari, espressioni di telefilm, canzoni della televisione scrive il suo Diario dei malanni di mente. Descrive le patologie dei ricoverati, i loro difetti che li hanno espulsi dal mondo e relegati nel manicomio.

La vita prosegue senza tempo nel mezzomondo, eppure da quattro anni è stata approvata la Legge che abolisce i manicomi, ma nessuno al Fascione sembra essersene accorto. Solo l’arrivo del giovane Fausto Meraviglia, il dottorino seguace di Franco Basaglia, cambierà le cose. Un nuovo approccio, le dismissioni di molti pazienti che rientrano nella società, non sempre accettati e non sempre capaci di vivere nel mondo fuori. Persino Elba uscirà dal Fascione per diventare figlia elettiva di Meraviglia.

Nella seconda parte del libro siamo nel 2019 e il protagonista diventa Fausto Meraviglia, il dottorino basagliano. Ha pagato un prezzo per i suoi ideali, è stato anche in prigione, a volte è dovuto venire a patti con la vita, ha fatto persino lo psicologo di donne alto borghesi, ma in cuor suo vorrebbe sempre essere critico con lo spirito dominante, come lo era da giovane. Eppure a 75 anni, sa che questo stare sulle barricate ha comportato dei costi anche per la sua famiglia e lo ha lasciato solo con un “rimasuglio di vita tra le mani.” Ripercorre la sua vicenda, non ha più rapporti con Elba, anche lei lo ha tradito come i figli di sangue. Senza rivelare il finale, Meraviglia, nonostante gli errori commessi, ha “seminato”, sapeva quale era la parte giusta in cui stare.

Foto: l’immagine di copertina del libro Grande Meraviglia

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