
Ritrovarsi attraverso le tracce di un fantasma
Pirelli HangarBicocca, è una fondazione no profit dedicata alla promozione dell’arte contemporanea, è uno dei luoghi più interessanti di Milano per le esposizioni artistiche ed è frequentata da visitatori internazionali, nazionali e da famiglie milanesi, ci sono percorsi per bambini e laboratori, il tutto è gratuito.
Il luogo accoglie il visitatore con una gigantesca scultura di Fausto Melotti, La staccionata.
Questa gigantesca realtà museale (15mila metri quadri) in cui l’arte è lo spunto di riflessione sui temi più attuali della cultura e della società contemporanea una volta era lasede di una fabbrica di locomotive. Qui si possono vedere I Sette Palazzi Celesti 2004-2015, monumentale installazione permanente di Anselm Kiefer costituita da sette torri in cemento armato.
In questi mesi, e siamo quasi alla fine chiude il 19 luglio!, l’Hangar ospita due mostre di interesse: Rebecca di Benni Bosetto (Merate 1987) e The House that Jack Built di Rirkrt Tiravanija (Buenos Aires 1961).
Vi racconterò, soprattutto di Rebecca perché una giovane artista come Bosetto merita di essere conosciuta. Il nome deriva dal romanzo di Daphne du Maurier Rebecca la prima moglie.
Per prima cosa si varca una parete di materiale argenteo con un foro, la bocca, e un occhio e si accede a un paesaggio onirico in un ambiente domestico. Bosetto costruisce una casa/corpo e la suddivisione degli spazi espositivi: cellule, guancia, pancia e cuore che evocano alcune parti significative. Il corpo, per l’artista, oltre a essere la nostra prima casa, è il mezzo per entrare in relazione con il mondo.
Gli spazi corrispondono a una funzione: il contatto, la risonanza, l’istinto, sono delimitati da tende e tappezzerie, è questa la sezione delle cellule formata da circa trecento strisce verticali di carta, nei toni ocra, marrone e nero, una accanto all’altra rivelano migliaia di disegni realizzati a mano. I disegni riproducono fiori e piante infestanti, intossicanti e afrodisiache, ritratti e fantasie erotiche.
All’interno delle strisce cellule si costituiscono gli altri spazi dove oggetti della quotidianità sedie e mobili si mischiano a sculture che ne cambiano il senso. Si parte dalla guancia, il luogo del tatto (anche sul cuscino su cui si poggia la testa) e del rossore, alcune chaise longue sollecitano il sogno ad occhi aperti e inducono a un tempo lento che ha a che fare con quello dell’infanzia. A questo proposito Bosetto sottolinea: «Sognare ad occhi aperti è un privilegio che permette di abitare con maggiore consapevolezza un mondo ingiusto».
Le sedute sono, come detto, circondate da sculture come quella in bronzo, ferro, ceramica e alberi di melograno su cui sono appesi frutti e che rimandano a una pala del pittore Carlo Crivelli (1435-1945). Rimandi letterari, cinematografici, di artisti particolarmente apprezzati si mischiano sollecitando emozioni e ricordi.
Nella pancia ci sono nove porte, non le si attraversa, sono sdraiate sul pavimento, ciascuna si apre su un microambiente narrativo. Ciascuna contiene rimandi al fiabesco (la porta della principessa sul pisello), alla letteratura (la porta dei pomodori che rimanda a una poesia di Natasha Rao che esprime il desiderio di rinascere liberandosi dalle complessità e dall’ansia, per seguire le semplici leggi di natura come fa il pomodoro), al cinema e al passato dell’artista nei quali il confine tra realtà e immaginario si fa incerto. Nella pancia si passeggia tra la Porta del gatto e della follia di L. C., omaggio alla vita solitaria e fragile di un’artista mai diventata famosa; così come la Porta della spogliarellista o quella Sussurri, quest’ultima ispirata dal film The Haunting di Robert Wise, ma anche dai sottili sussurri dorati dipinti visti in una Annunciazione del Beato Angelico. Tutto rimanda a qualcosa del passato che non c’è ma che può rivivere attraverso l’opera, proprio come Rebecca che, sia nel romanzo sia nel film che Hitchcock ne ha tratto, aleggia su tutto, tutto la rievoca come le R rosse ricamate nelle varie sezioni della mostra. Rebecca non c’è, è un fantasma e forse è questa assenza si ritrova nelle numerose opere e negli oggetti delle varie sezioni.

Diversa dalle altre due sezioni è la parte del Cuore che corre lungo l’intera fascia sinistra dell’esposizione e presenta una serie di tavolini laterali, luci rosse e da un piccolo palco da dj, questa sezione è luogo di performance. In questo corridoio danzano ballerini di tango che indossano copricapi disegnati dall’artista raffiguranti animali. La loro danza è una riflessione sull’amore o, meglio, sul cliché dell’amore, sulle consuetudini che richiamano alcune forme patriarcali tipiche del tango. Da notare anche i copricapi che i ballerini di tango indossano, il loro scopo “mira a scardinare l’antropocentrismo, immaginando l’amore come una rete di relazioni non limitata all’umano ma estesa ad altre specie e forme di vita”.
E per finire l’esposizione ci congeda con Occhi, le guardiane della casa ovvero due altissime tende di pizzo arrotolate come cilindri dai cui emergono due enormi paia di scarpe in ceramica nera. Le guardiane ci riportano alla realtà lasciandoci la sensazione di una esposizione densa e complessa, intima, anti-monumentale pensante.
Come Mrs Danvers, la governante del romanzo, che incendia la casa del fantasma di Rebecca. Ridurla in cenere appare la sola via per ricominciare liberamente una nuova vita.


