Skip links

Una donna sfida il paese degli uomini ‘cattivi’

Tempo di lettura: 3 minuti

Scelto come apertura della 76 Berlinale, No good men ci racconta i mesi che precedono il ritorno dei talebani a Kabul in seguito agli accordi di Doha, firmati da Trump nel suo primo mandato.

Naru è una operatrice televisiva afghana, a interpretarla è la stessa regista Shahrbanoo Sadat, il film è girato in Germania per ragioni evidenti.

La donna lavora per Kabul News, una televisione indipendente e critica anche nei confronti del governo. I suoi colleghi sono uomini, ma questo non la frena, sa di essere brava nel suo lavoro anche se è confinata nelle trasmissioni di minor prestigio, dedicate al pubblico femminile. Inoltre, è convinta che sia necessario impegnarsi in prima persona, specie in una società come quella afgana in cui la donna è sottovalutata e vittima di discriminazioni, se non di vere e proprie violenze.

Un momento del film negli studi di Kabul News – Frame del film

Un giorno, in assenza di un collega maschio, si offre come operatrice per il più famoso giornalista della sua testata, Qodrad. Inutile dire che lui non ne è entusiasta, non solo ma una disattenzione di Naru (il velo che le scende lasciando scoperto un ciuffo di capelli) costerà a lui una intervista inseguita da tempo e a lei una punizione.

La punizione, consiste nell’essere lasciata dal collega per le strade della città a intervistare persone sulla festa di San Valentino, Qodrad è certo che nessuno si farà intervistare da una donna.

Invece la determinata Naru coglie l’occasione: le sue interviste a donne sull’amore e la violenza che subiscono in casa e fuori casa (nel paese ci sono solo ‘no good men’) diventano un successo lavorativo. Il suo servizio sarà apprezzato anche dall’incredulo Qodrad che per lei avrà un vero e proprio debole.

La protagonista intervista per strada le donne di Kabul – Frame del film

Anche la vita privata di Naru non è facile: ha un bambino piccolo e un marito sfaccendato e traditore da cui non riesce a divorziare. Sa che il figlio sarebbe affidato al padre.

Ogni giorno Naru si impegna a combattere dentro di sé la tentazione di ignorare soprusi e privilegi concessi solo agli uomini. Intanto, tutt’intorno il paese è in subbuglio, i talebani si avvicinano alla capitale, il clima si fa pesante, soprattutto per le donne.

Il film rende bene la sensazione di una morsa che si stringe, ma la regista non rinuncia a introdurre alcuni momenti di commedia. Un esempio è l’esilarante scena in cui Naru si trova con due amiche, una collega e l’altra che vive negli Usa e che veste all’occidentale, proprio quest’ultima le regala un vibratore, per sentirsi meno sola, e mostra come si usa.

Nel finale la realtà brutale torna a prevalere: i talebani cominciano a colpire obiettivi precisi, tra questi Kabul News e sette colleghi di Naru muoiono.

I talebani sono alle porte e pronti alle loro vendette, bisognerebbe andarsene. Qodrad ha un permesso per salire su un volo Usa, il suo nome è sulla lista nera dei nuovi governanti.

Nel finale lo vediamo con Naru e il figlio, l’aeroporto è assaltato e assediato da migliaia e migliaia di persone disposte a tutto per lasciare l’Afghanistan dei tagliagole, sono immagini che abbiamo visto in tv, e l’uomo fa un gesto che ricorda un po’ Humphrey Bogart in Casablanca (davvero ci sono solo no good men?).

Il film, è anche un’accusa all’Occidente che improvvisamente ha lasciato sola la popolazione afgana contro le milizie dei talebani, ma soprattutto è dedicato ai sette membri dello staff dell’emittente afghana Tolo tv rimasti uccisi in un attacco terroristico nel 2016.

Trailer del film:
https://www.youtube.com/watch?v=ZuRbu4_3j7k

Explore
Drag