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L’Europa e le illusioni perdute

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“L’Unione Europea non è adeguata alle sfide del nostro tempo”. Lo ha dichiarato giorni fa Mario Draghi che di Europa se ne intende. L’ex presidente della BCE e per più di un anno capo del governo italiano, ha rotto il suo silenzio con una diagnosi molto precisa: “Troppi Paesi membri, una burocrazia complicata e farraginosa, spreco di risorse, incapacità decisionale”. La ricetta per guarire sarebbe la “creazione di uno Stato unitario”, un’idea che appare irrealizzabile. Dipende da chi vincerà alle prossime elezioni europee. Se vincono le destre euroscettiche, potremo dare l’addio a l’Europa che sognavamo.

Eppure il cammino verso una vera integrazione si era ben avviato: prima il trattato di Schengen del 1985 che con l’abbattimento delle barriere avrebbe permesso gradualmente, come è avvenuto, la libera circolazione dei cittadini europei tracciando la giusta strada verso il federalismo tanto auspicato da Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene del 1941; l’approvazione del Consiglio europeo, nel Duemila, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea; la realizzazione della moneta unica. Un’altra tappa fondamentale fu l’approvazione della Costituzione europea votata nel 2005 dal Parlamento di Strasburgo.

Ma venne bocciata da Francia e Olanda per il voto negativo dei rispettivi parlamenti. E da quei giorni è incominciato il declino della UE dovuto anche alla crisi economica e finanziaria del 2008, alla Brexit, alle ondate di immigrati che hanno alimentato le tendenze populistiche già presenti in alcuni Paesi come l’Ungheria, la Polonia, la Croazia che hanno costruito barriere per bloccare gli arrivi dal Sud dei Balcani. Ormai il trattato di Schengen viene violato in continuazione.

A questa crisi si aggiunge l’inesistenza di una politica estera comune che avrebbe dovuto sganciare l’Europa, almeno in parte, dal carro degli Stati Uniti e da quello della NATO. L’UE avrebbe potuto assumere un ruolo di grande autorevolezza facendo valere la sua grande e storica tradizione culturale, la forza delle sue industrie, della finanza e di una popolazione di quasi 450 milioni di abitanti.

Il risultato è che la fiducia dei cittadini è calata notevolmente, mentre ottengono più adesioni i partiti sovranisti di estrema destra che rasentano posizioni neofasciste.

Il raduno degli euroscettici organizzato a Firenze da Salvini è stata una dichiarazione di guerra ideologica all’Europa. Il ministro e vice premier italiano ha tirato fuori termini aggressivi come “l’Unione Europea è una minaccia costruita da tecnocrati massoni che vogliono distruggere l’identità del nostro continente”. Sono seguiti gli attacchi diretti alla Von der Layen alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, al banchiere filantropo George Soros. A Firenze si era radunata tutta la destra populista, ma erano assenti i leader amici di Salvini come l’Ungherese Orban, la francese Le Pen. Era assente anche Geert Wilders leader dell’ultra destra che ha vinto alle elezioni in Olanda.

Ma Salvini non ha dato molto peso a quelle assenze. A lui interessano le elezioni europee, rinnovare il consenso del 34% ottenuto a quelle precedenti. Il suo duro messaggio antieuropeo era destinato a quegli italiani avversari dichiarati dell’Europa, una massa composta dai balneari, da tassisti, dalle piccole imprese, dai nemici delle tante norme comunitarie sui pesticidi, sulla transizione ecologica, tutta gente che non vede altro al di fuori del proprio interesse i cui egoismi sono stati sempre alimentati dalle destre e tollerati dalle sinistre.
I commenti dell’opposizione all’intervento di Salvini sono stati critici ma sempre ammantati di ironia e da frasi come “le solite uscite salviniane” che danno scarso peso alla sua rozza aggressività. Lui ha usato le parole “tecnocrati massoni”. Forse non lo sapeva, ma Mussolini più di 100 anni fa attaccò le “plutocrazie massoniche”. Nessuno gli dette retta: alle elezioni del 1919, i socialisti diventarono il primo partito mentre i fascisti ottennero in tutta Italia meno di 5000 voti. Eppure tre anni dopo presero il potere.


Copertina: Mario Draghi con la Presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola

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