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Napolitano, un presidente stimato da tutti e “odiato” da uno solo

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Credo che la scomparsa di Giorgio Napolitano abbia destato molta più attenzione rispetto ai suoi predecessori, tra i partiti, le personalità italiane e straniere, la stampa e la popolazione. È stato il primo comunista (da ex) a sostenere la carica di Presidente della Repubblica, una carica costretto a rinnovare per breve tempo a causa del disordine politico italiano di quegli anni che si prolunga sino ad oggi.

Nato nel 1925, è stato un grande protagonista della storia di almeno 70 anni del nostro Paese: è stato deputato, senatore, presidente della Camera, eurodeputato, e due volte capo dello Stato,” lavorando sempre con cautela, prudenza, disciplina, educazione e controllo”. Insomma un grande statista. Questo hanno scritto tanti giornali, italiani e stranieri. Il centenario Harry Kissinger ha detto di lui che è stato il miglior comunista che abbia mai conosciuto.

Anche la destra non ha potuto fare a meno di elogiarlo definendolo un bravo presidente, pur sottolineando sebbene fosse stato un comunista. Tra i commenti mi ha colpito quello dell’attuale ministro leghista dell’economia Giancarlo Giorgetti, che nel libro delle presenze ha lasciato il seguente messaggio: ”Caro Giorgio mi hai insegnato tante cose, magari anche un po’ di stile e mi hai lasciato un marchio sicuramente immeritato di saggio. Grazie”.

Una pessima figura l’ha fatta Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, che ha lanciato verso Napolitano accuse terribili, impregnate di un odio assurdo, come fosse stato un nemico personale. Nell’articolo di fondo ha usato argomentazioni e parole che persino il peggiore giornalista di destra si sarebbe ben guardato dallo scrivere. L’odio ha appannato la sua mente di “giornalista” a tal punto da commettere una serie di errori. Per esempio ha scritto che Napolitano era un fascista durante la seconda guerra mondiale. Ma basta fare qualche calcolo: l’ex Presidente era nato nel 1925 da genitori liberali e antifascisti; allo scoppio della guerra aveva 15 anni e a diciotto, dopo la rivolta dei napoletani contro i nazisti, si iscrisse al Partito comunista. Avrà avuto forse la tessera del fascio. Quella l’ho avuta anch’ io, obbligatoria, di “figlio della lupa” quando avevo appena un mese.

Seguono altre espressioni rabbiose sulla vita politica di Napolitano che tradiscono una realtà documentata. Probabilmente tutto quest’odio nasce forse dal credere che la sua “vittima di penna” non amasse il movimento 5Stelle di cui Travaglio è accanito sostenitore. Lo stesso livore si notava negli articoli contro chi osava criticare Virginia Raggi, tra i peggiori sindaci di Roma.

Durante il governo Draghi non ha fatto che attaccare i “giornaloni” i cui redattori elogiavano il presidente del Consiglio. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina definiva “scemi di guerra” tutti coloro che si permettevano di dare giudizi diversi dai suoi. Insomma lui solo si considera il portatore della verità.

Avevo smesso di leggere il Fatto Quotidiano quando in occasione di una commemorazione di Indro Montanelli, Travaglio dedicò paginate piene di elogi verso il “grande maestro”, suo direttore ai tempi del Giornale, con un tale fervore che superava gli elogi a Draghi dei suoi colleghi dei giornaloni. Vi aveva scritto anche delle inesattezze affermando che Montanelli era stato cacciato dal Corriere della Sera. In realtà il famoso giornalista dominava sulla redazione di quel giornale quando ne era direttore Giovanni Spadolini. Con il licenziamento di costui – perché il Corriere aveva perso 200 mila copie – in un’intervista definì Zarina Giulia Maria Crespi, editore del giornale. Per questo venne licenziato.

In realtà, se ne sarebbe andato comunque perché era contrario alla nuova direzione di Piero Ottone, che rinnovò il quotidiano aprendo le pagine a tutti i livelli della società: promosse molte inchieste, dedicò articoli al mondo sindacale, a tutti i partiti, argomenti ignorati dalle precedenti gestioni, molto conservatrici e adagiate sulla Confindustria e i “padroni del vapore”. Insomma si era “spostato a sinistra”, come aveva detto Travaglio poco tempo fa. Montanelli quando fondò Il Giornale con i colleghi fuorusciti dette inizio a una campagna contro il Corriere definendolo comunista. Così a Milano, i neofascisti che stazionavano in piazza San Babila, oltre ad aggredire chi comprava all’edicola L’Unità e Il Manifesto se la prendevano anche con i lettori del giornale di Piero Ottone.

Desidero comunque confermare che Montanelli è stato un importante giornalista, ma nego che Travaglio ne sia il successore. Per quanto riguarda il Corriere, può stare tranquillo: adesso non è più di sinistra, ma è diventato il “portavoce” della Meloni.

Copertina: Giorgio Napolitano con Barak Obama nel 2009 – di Quirinale.it, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8966198

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