
Cambiare strada
Lo psicologo e il filosofo la dicono quasi allo stesso modo: nella vita non è ciò che ti accade che cambia le cose, ma come tu ti poni e reagisci a ciò che ti accade. Lo statistico arriva a dire che solo il 10% delle circostanze esterne modificano la nostra vita, mentre il restante 90% è il nostro atteggiamento rispetto alle situazioni ciò che incide nella nostra storia personale. In altre parole, non possiamo lamentarci per gli incidenti di percorso o addirittura delle condizioni di partenza dello stesso, anche se tutto pare ineluttabile e non riconducibile alla nostra responsabilità.
Già, tutto è semplicemente opportunità, apprendimento, occasione di crescita.
Tutto della nostra vita è materiale prezioso.
Anche le nostre cadute più dolorose, o meglio il nostro rialzarci da esse, è sostanza carnale della nostra personale grandezza umana.
Se cerchiamo delle prove dell’assunto, ancora una volta è il mondo artistico a fornircele. Quello musicale per esempio.
Jaco Pastorius – forse il più grande innovatore di tutti i tempi nell’uso musicale del basso elettrico – quando aveva 13 anni a Fort Laurdeldale-Florida, era già conosciuto come un ottimo batterista con grandi prospettive. La sorte vuole che per un incidente si spezza il polso destro restando inabile alla batteria anche dopo la guarigione. Il giovane prova e comprare un contrabbasso ma vivendo in una casa molto umida, lo strumento si danneggia malamente. Indebitandosi, permuta quello che rimane del contrabbasso e acquista un basso elettrico, un Fender Jazz del ’62. Da quel momento Jaco Pastorius costruisce un percorso che lo renderà uno dei musicisti più influenti degli anni 70, con il grande merito di aver trasformato uno strumento di accompagnamento in un incredibile strumento solista a pieno titolo.
A proposito di ex batteristi, Lester Young – considerato il miglior sassofonista della storia del jazz, famoso per il suo personalissimo stile che ha creato il bebop e successivamente il cool jazz – raccontò che era già un batterista affermato in molte band jazz, quando si rese conto che il tempo necessario per smontare la batteria dopo i concerti, faceva sì che le ragazze più carine se n’erano già andate con gli altri strumentisti. Così passò al sassofono diventando un mito.
Charles Mingus suonava il violoncello e soffriva molto perché all’epoca i musicisti neri erano esclusi dalle orchestre classiche. Fu questo il motivo per cui passò al contrabbasso e la musica jazz, così divenne uno dei maggiori musicisti e compositori jazz della storia della musica.
Miles Davis subì da bambino l’imposizione allo studio del violino dalla madre. La sua ribellione lo trasformò nel trombettista e compositore jazz considerato nel mondo come uno dei più influenti, innovativi e originali musicisti del XX secolo.

Paul McCartney, in origine chitarrista dei Beatles, si trovo in una circostanza imbarazzante quando il bassista Stuart Sutcliffe lasciò la band nel 1961. Infatti, date le attitudini polistrumentali di Paul, l’unica soluzione era che diventasse il bassista del gruppo. Con pochi soldi comprò uno strano basso-violino che dovette capovolgerne l’uso per via della sua mano mancina. In quegli anni i Beatles divennero i più grandi di tutti e lo strano strumento di Paul divenne uno dei simboli più iconici della storia della musica pop, tanto che il basso-violino capovolto è ancora oggi un pezzo forte della Höfner che lo costruisce e vende col nome di “Beatles Bass”.

Ancora un esempio, anzi due.
I Berliner Philharmoniker sono una tra le più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo. I due primi contrabbassi sono Matthew McDonald eJanne Saksala. Il secondo da giovane suonava le tastiere in una big band; qui il contrabbassista spesso non si presentava ai concerti, così il direttore gli impose, contro la sua volontà, di passare al contrabbasso.
Matthew McDonald, invece, da ragazzino voleva suonare il rock e chiese un basso elettrico come regalo di Natale. I genitori accettarono la richiesta alla condizione che Matthew si iscrivesse a un corso serio di contrabbasso. Ecco come i due sono diventati veri monumenti della musica sinfonica.

Insomma, sono storie che ci fanno amare la musica e ci incoraggiano a considerare il cambiamento, anche quando imposto dalle circostanze, una occasione da non perdere.
Data l’uscita preagostiana del nostro giornale e l’intenzione con questo di consigliare qualche occasione di godimento culturale o artistico, il mio consiglio è di ascoltare molta musica: fa miracoli!
Se poi qualcuno vuole un paio suggerimenti, ne offro due datati ma sempre miracolosi, appunto (qui sotto l’intero album di entrambi in link).
The Köln Concert di Keith Jarrett:
https://www.youtube.com/watch?v=T_IW1wLZhzE&list=RDT_IW1wLZhzE&start_radio=1
Borboletta di Carlos Santana:
https://www.youtube.com/watch?v=dukoC-Yp9-4&list=PLWVo2tank-zz_mr5as1cfW4UGCSAzTwil


